Comitato Dora/Spina3

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Spina3

Come la vediamo noi (versione aggiornata a novembre 2009)

Sulle pagine cittadine dei quotidiani sono comparse negli ultimi anni varie informazioni a proposito del progetto di trasformazione urbana denominato Spina tre. Si è trattato spesso, e soprattutto nella prima fase, di articoli celebrativi che contrastano con le opinioni di molti residenti nella zona.
Queste poche righe servono da spunto per una conoscenza dei vari aspetti del progetto, i cui dettagli possono comunque essere rintracciati sui documenti discussi dal Consiglio e dalla Giunta comunale e nella buona dose di varianti al piano regolatore che ne ha scandito i vari passaggi.
Il territorio interessato attorno al corso urbano della Dora Riparia (nella zona nord di Torino, tra la via Verolengo e i corsi Potenza, Umbria e Principe Oddone) rappresenta l’ 1,4% del territorio comunale (esclusa la collina) ed è compreso nelle Circoscrizioni 4 e 5.
Dopo la chiusura di numerose industrie ivi localizzate, industrie che occupavano circa 20.000 operai, il Comune di Torino ha attivato un programma d’investimenti per 800 milioni di euro con l’utilizzo di ingenti fondi nazionali ed europei previsti da leggi e progetti denominati PRIU e PRUSST.

PRIU E PRUSST
I PRIU (Programmi di riqualificazione urbana) sono stati introdotti dalla legge 179/1992 al fine di incentivare interventi misti pubblico-privato mediante l’adozione di procedure d’approvazione ed attuazione più rapide di quelle tradizionali. Essi prevedono interventi di edilizia non residenziale che dovrebbero contribuire al miglioramento della qualità della vita ed interventi di edilizia residenziale che dovrebbero innescare processi di riqualificazione dell’ambito interessato al progetto.
I PRUSST (Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio) dovrebbero favorire e promuovere occasioni di sviluppo sostenibile sotto il profilo economico, ambientale e sociale.
Questi obiettivi “sociali” sono stati rispettati dal progetto e dalla realizzazione di Spina tre?
E perché i cittadini della zona non sono stati per niente coinvolti nella progettazione dei cambiamenti del loro territorio e nella dotazione di strutture utili ad aumentarne la vivibilità?

MISSILI PIANTATI A TERRA
L’area di Spina tre, inizialmente di proprietà privata per circa 850.000 metri quadri (Michelin, Paracchi, Savigliano e Ferriere FIAT, coi tre stabilimenti di Valdocco, Vitali ed Ingest) e del Comune di Torino per quasi 300.000 metri quadri, è stata destinata a varie funzioni: i privati hanno sfruttato i propri diritti edificatori realizzando residenze e uffici, impegnandosi pure a costruire le relative opere di urbanizzazione; il Comune realizza le opere infrastrutturali.
Nelle nuove case attorno al cosiddetto parco verranno infine ad abitare più di 11.000 nuovi abitanti, la maggior parte dei quali oggi già residente.
La decisione di costruire molto in verticale ha lasciato, sì, un grande spazio centrale, ma ha partorito anche edifici – alcuni di 22 piani - di forte impatto sulle case degli isolati storici adiacenti. Inoltre l’edilizia convenzionata e le assegnazioni di case “popolari” sono state in gran parte concentrate a nord della Dora, in quinta Circoscrizione, rinunciando già in partenza ad un mix sociale, che si tenta di recuperare a posteriori.

MA COME E’ COMINCIATO TUTTO CIO’?
L’intera edificazione era iniziata con l’insediamento di una multisala cinematografica Medusa e di un centro commerciale IPERCOOP. Oltre a questo, sono stati previsti in Spina 3 altri tre supermercati ed una galleria commerciale.
A fronte di questa colata di strutture commerciali, l’unico intervento pubblico inizialmente progettato era un asilo nido-scuola materna nel comprensorio Vitali, scadenzato per il 2008-2009, ma palesemente in ritardo rispetto alle esigenze, tanto da essere anticipato da alcune aule "provvisorie" nello stesso comprensorio, al pian terreno di una delle residenze. Nessun altra struttura pubblica è stata programmata nell’ambito del progetto di Spina tre. Le richieste dei cittadini e del nostro Comitato hanno poi portato alla decisione comunale di aprire da settembre 2007 la scuola sopraccitata, in via Orvieto 1.
Al centro di Spina tre ci sono il “Parco della Dora” di 450.000 metri quadri e il parco tecnologico Eurotorino di 250.000 metri quadri. Nella zona est del parco i lavori del passante ferroviario. Queste opere sono state definite dai tecnici comunali “attività innovative di richiamo internazionale”.
Nell’area erano anche situati due villaggi per 2500 giornalisti delle olimpiadi invernali del 2006 (con relativo utilizzo di fondi europei utilizzati anche per l’insediamento di attività economico-artigianali), villaggi poi in gran parte positivamente riconvertiti ad edilizia sociale. I cantieri proseguono oggi con la realizzazione del Parco e il riutilizzo della galleria delle fabbriche a nuovo percorso sotterraneo del corso Mortara. I cantieri hanno creato in questi anni notevoli disagi per i residenti, soprattutto per la dispersione delle polveri.

IL “PARCO”
Nel “Parco” Dora, definito nei documenti iniziali “sito irrimediabilmente compromesso che non potrà mai assumere caratteri naturalistici tali da essere assimilabile agli altri parchi torinesi”, sono state conservate alcune strutture delle precedenti fabbriche, quelle forse più difficilmente demolibili. In particolare, l’ex-capannone di strippaggio delle Ferriere (per il quale è previsto il mantenimento dei soli pilastri e della copertura) e la torre di raffreddamento della Michelin.
Inoltre permane la tombatura della Dora nell’area ex-Ferriere da via Livorno a corso Principe Oddone, dove il fiume è ancora ricoperto dal cemento che faceva da base ai capannoni e che la proprietà industriale precedente s’era impegnata a demolire.
Il progetto del Parco (non condiviso con la popolazione come inizialmente promesso) non intende esplicitamente eccedere nella pianificazione del territorio e nemmeno indulgere alle necessità dei residenti: nessun edificio infatti è specificatamente destinato ad usi specifici di quartiere. Magari una biblioteca pubblica di cui la zona è carente, e che il Comitato Dora Spina Tre proponeva fosse inserita nell’edificio di via Nole destinato ad “hortus conclusus”, funzione forse turisticamente accattivante ma scarsamente rappresentativa delle esigenze prioritarie della popolazione.
Sull’argomento, della costruzione in zona di un luogo culturale (biblioteca, centro d’incontro per giovani ed anziani), il nostro Comitato ha lanciato una raccolta di firme nel corso dell’assemblea pubblica del 25 novembre 2009.

L’ultimo lotto del ”parco” era scadenzato per il 2012 (come da cronoprogramma dei lavori di riqualificazione urbana del 30.6.2003) e dovrebbe essere anticipato all'anno precedente, grazie ai Fondi del 150enario del'Unità d'Italia.
Il terreno lasciato dalle fabbriche è ovviamente povero di elementi nutritivi per la vegetazione e ricco di metalli pesanti. La prevista prima parte della bonifica avrebbe, secondo l’ARPA, messo in sicurezza le scorie pericolose (con la rimozione di detriti, con l’apposizione di un materassino bentonitico sotto le abitazioni e con l’aggiunta di consistenti quantità di materiali di riporto provenienti da altri cantieri cittadini).
E' su questa base che si costruirà anche il grande parco post-industriale, con sentieri che si diramano attorno alle strutture industriali superstiti, un parco che lascia immaginare problemi di manutenzione e di sicurezza.
Nuovi argini della Dora sono realizzati solamente nel comprensorio Paracchi, anche per la costruzione di case a ridosso del fiume: il resto del territorio fluviale non prevede nuove opere idrauliche, nell’ipotesi non sia prevedibile una ripetizione dei pericoli di esondazione che la zona ha vissuto durante l’alluvione del 2000.

BEATI COSTRUTTORI
In Spina 3 è costruito anche un nuovo Complesso Religioso di 12.500 metri quadri che comprende la chiesa parrocchiale del Santo Volto a forma d’ingranaggio, una chiesa feriale, una sala conferenze seminterrata di 5000 metri quadri e 1000 posti, gli uffici diocesani e forse un oratorio. La vecchia ciminiera viene utilizzata come campanile.
L’opera di 30 milioni di euro aveva visto una maggioranza risicatissima nel consiglio presbiterale che la decise nel 2001. Oltre il 50% del costo è coperto da Compagnia di S.Paolo, Fondazione CRT e Regione. Il terreno dedicato al culto e all’educazione cristiana è rilasciato dal Comune a titolo gratuito per 99 anni (rinnovabili), l’area degli uffici diocesani con uno scambio della capacità edificatoria di cui la Curia disponeva in altro terreno di proprietà (vedasi la delibera comunale del 14 aprile 2003).

MEMORIE PERDUTE
Nella ex-Savigliano ci saranno attività di “new economy”, loft ed una ennesima galleria commerciale come quella del Lingotto.
In Spina 3 non è stato previsto alcun nuovo utilizzo sociale significativo degli edifici dismessi delle fabbriche: le strutture citate come testimoni della memoria industriale, o rimangono con funzioni estetiche o erano già in precedenza destinate (il dopolavoro e la sede dei vigili del fuoco della Michelin).
Fin dall’inizio è’ mancato un progetto organico di conservazione in loco della memoria scritta ed orale dei tanti lavoratori, residenti anche in zona, che hanno contribuito alle lotte della Resistenza e alle mobilitazioni sindacali.