Spina3
Come la vediamo noi (versione aggiornata a febbraio 2011)
Le informazioni sulla trasformazione urbana torinese denominata Spina 3 hanno, soprattutto nella prima fase, un tono celebrativo che contrasta con le opinioni di molti cittadini. Queste poche righe servono da spunto per una sommaria conoscenza dei vari aspetti del progetto, i cui dettagli possono essere reperiti nei documenti discussi dal Consiglio e dalla Giunta comunale, oltre che negli studi e nelle opinioni contrastanti che Spina 3 ha suscitato.
La zona interessata, attorno al corso urbano della Dora Riparia (nella zona nord di Torino, tra la via Verolengo e i corsi Potenza, Umbria e Principe Oddone), rappresenta l’ 1,4% del territorio comunale (esclusa la collina) ed è compresa nelle Circoscrizioni 4 e 5.
Dopo la chiusura di numerose industrie ivi localizzate, industrie che occupavano circa 20.000 operai, il Comune di Torino ha attivato un programma d’investimenti per 800 milioni di euro con l’utilizzo d’ingenti fondi nazionali ed europei oltre che di PRIU e PRUSST.
PRIU E PRUSST
I PRIU (Programmi di riqualificazione urbana) sono stati introdotti dalla legge 179/1992 al fine d’incentivare interventi misti pubblico-privati mediante l’adozione di procedure d’approvazione ed attuazione più rapide di quelle tradizionali. Essi prevedono interventi di edilizia non residenziale che dovrebbero contribuire al miglioramento della qualità della vita ed interventi di edilizia residenziale che dovrebbero innescare processi di riqualificazione dell’àmbito interessato al progetto.
I PRUSST (Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio) dovrebbero favorire e promuovere occasioni di sviluppo sostenibile sotto il profilo economico, ambientale e sociale.
Questi obiettivi “sociali” sono stati rispettati dal progetto e dalla realizzazione di Spina 3?
E perché i cittadini della zona non sono stati per niente coinvolti nella progettazione dei cambiamenti del loro territorio e nella dotazione di strutture utili ad aumentarne la vivibilità?
MISSILI PIANTATI A TERRA
L’area di Spina 3, inizialmente di proprietà del Comune di Torino per quasi 300.000 metri quadri e di proprietà privata per circa 850.000 metri quadri (le fabbriche Michelin, Paracchi, Savigliano e Ferriere FIAT, coi tre stabilimenti di Valdocco, Vitali ed Ingest) è stata destinata a varie funzioni. I privati hanno sfruttato i propri diritti edificatori realizzando residenze, uffici e aree commerciali (impegnandosi pure a costruire le relative opere di urbanizzazione), il Comune si è occupato delle opere infrastrutturali.
Nelle nuove case attorno al cosiddetto parco verranno infine a vivere più di 12.000 nuovi abitanti, la maggior parte oggi già residente.
La decisione di costruire molto in verticale ha lasciato, sì, un grande spazio centrale, ma ha partorito anche edifici – alcuni di 22 piani - di forte impatto sulle case degli isolati storici adiacenti. Inoltre l’edilizia convenzionata e l’assegnazione di case “popolari” sono state in gran parte concentrate a nord della Dora, in quinta Circoscrizione, riducendo già in partenza il propagandato mix sociale.
MA COME E’ COMINCIATO TUTTO CIO’?
L’intera edificazione era iniziata con l’insediamento della multisala cinematografica Medusa e del centro commerciale IPERCOOP. Oltre a quest’ultimo, sono stati realizzati in Spina 3 altri tre supermercati ed una galleria di negozi.
A fronte di questa colata di strutture commerciali, l’unico intervento pubblico inizialmente progettato era un asilo nido-scuola materna nel comprensorio Vitali, già scadenzato per il 2008-2009, ma palesemente in ritardo rispetto alle esigenze dei neo-residenti, tanto da essere anticipato da alcune aule "provvisorie" nello stesso comprensorio, al pian terreno di una delle residenze. Nessun’altra struttura pubblica aggiuntiva a quelle dei quartieri pre-esistenti è stata programmata nell’ambito del progetto di Spina 3. Le richieste dei cittadini e del nostro Comitato hanno poi portato alla decisione comunale di aprire, da settembre 2007, la scuola sopraccitata, in via Orvieto numero 1.
Al centro di Spina 3 ci sono il “Parco della Dora”, di 450.000 metri quadri, e il parco tecnologico Eurotorino, di 250.000 metri quadri. Nella zona est del parco i lavori del Passante ferroviario. Queste opere sono state definite dai tecnici comunali “attività innovative di richiamo internazionale”.
Nell’area erano anche stati collocati due villaggi per 2500 giornalisti delle Olimpiadi invernali del 2006 (con relativo utilizzo di fondi europei impiegati anche per l’insediamento di attività economico-artigianali), villaggi poi in gran parte positivamente riconvertiti ad edilizia sociale.
I cantieri proseguono oggi con la realizzazione del Parco e col riutilizzo della galleria delle fabbriche a nuovo percorso sotterraneo del corso Mortara.
I cantieri hanno creato in questi anni notevoli disagi per i residenti, soprattutto per la dispersione delle polveri.
IL “PARCO”
Nel “Parco” Dora, definito nei documenti iniziali “sito irrimediabilmente compromesso che non potrà mai assumere caratteri naturalistici tali da essere assimilabile agli altri parchi torinesi”, sono state conservate alcune strutture delle precedenti fabbriche, quelle forse più difficilmente demolibili. In particolare, l’ex-capannone di strippaggio delle Ferriere (per il quale è previsto il mantenimento dei soli pilastri e della copertura) e la torre di raffreddamento della Michelin.
Permane inoltre la tombatura della Dora nell’area ex-Ferriere da via Livorno a corso Principe Oddone, dove il fiume è ancora ricoperto dal cemento che faceva da base ai capannoni e che la proprietà industriale precedente s’era impegnata a demolire.
Il progetto del Parco (non condiviso con la popolazione come inizialmente promesso) non intende esplicitamente eccedere nella pianificazione del territorio e nemmeno indulgere alle necessità dei residenti: nessun edificio, infatti, è specificatamente destinato ad usi specifici di quartiere. Magari quel centro d’aggregazione culturale pubblico di cui la zona è carente, e che il Comitato Dora Spina Tre ha proposto fosse collocato nell’edificio di via Nole destinato invece a “hortus conclusus”, funzione forse turisticamente accattivante ma scarsamente rappresentativa delle esigenze prioritarie della popolazione.
L’ultimo lotto del ”parco” era inizialmente scadenzato per il 2012 (come da cronoprogramma dei lavori di riqualificazione urbana del 30.6.2003). Il Parco utilizza fondi comunali e risorse statali, quelle del 150enario del'Unità d'Italia, e dovrebbe essere quindi in gran parte inaugurato nel corso del 2011. In due fasi: la prima, in tarda primavera, per le “Autorità”, l’altra, in autunno, per i cittadini, in attesa che cresca un po’ di vegetazione.
LA CULTURA E’ UN INVESTIMENTO PER TUTTI
L’idea della costruzione in Spina 3 di un luogo culturale (biblioteca, centro d’incontro per giovani ed anziani) è stata lanciata dal nostro Comitato nella propria assemblea pubblica del 25 novembre 2009, e le firme raccolte su una petizione, presentata al Comune nella primavera del 2010, che è ancora in discussione nelle sue possibilità di concreta realizzazione.
Il nostro Comitato ha presentato una serie di proposte concrete per la sua localizzazione e l’ha definita come “biblioteca / centro d’aggregazione per giovani ed anziani”, cose di cui Spina 3 è carente o mancante.
L’opera potrebbe anche essere considerata come una compensazione ai residenti per i tanti disagi vissuti per anni in un’area condizionata da cantieri permanenti, generatori di consistenti profitti d’investimento immobiliare.
BONIFICHE ECONOMICAMENTE COMPATIBILI
Il terreno lasciato dalle fabbriche è ovviamente povero di elementi nutritivi e ricco di metalli pesanti. E questo condizionerà la vegetazione del Parco.
La prevista prima parte della bonifica avrebbe, secondo l’ARPA, messo in sicurezza le scorie pericolose (con la rimozione di detriti, l’apposizione di un materassino bentonitico sotto le abitazioni e con l’aggiunta di consistenti quantità di materiali di riporto provenienti da altri cantieri cittadini).
E' su questa base che si costruirà anche il grande parco post-industriale, con sentieri che si diramano attorno alle strutture industriali superstiti.
Un parco che lascia immaginare problemi di manutenzione e di sicurezza.
Nuovi argini della Dora sono realizzati solamente nel comprensorio Paracchi, anche per la costruzione di case a ridosso del fiume; il resto del territorio fluviale non prevede nuove opere idrauliche, nell’ipotesi non sia prevedibile una ripetizione dei pericoli di esondazione che la zona ha vissuto durante l’alluvione dell’anno 2000.
Le acque della Dora e della falda freatica e le polveri presenti nell’aria sono state monitorate, come da prescrizioni della Provincia di Torino. I risultati delle bonifiche sono stati per anni disponibili esclusivamente con l’accesso agli atti garantito dalla legge sulla trasparenza amministrativa (solo una conferenza stampa dell’ARPA ha affrontato l’argomento, nel settembre 2008). Solamente nel febbraio 2011 il Comune di Torino ha pubblicato alcuni dati, lungamente promessi.
Il giudizio del Comitato Dora Spina Tre sull’intera vicenda, oltre che i dati che abbiamo raccolto sulle bonifiche, è disponibile sul nostro sito.
BEATI COSTRUTTORI
In Spina 3 è stato costruito anche un nuovo Complesso Religioso di 12.500 metri quadri che comprende la chiesa parrocchiale del Santo Volto a forma d’ingranaggio, una chiesa feriale, una sala conferenze seminterrata di 5000 metri quadri e 1000 posti, gli uffici diocesani e forse un oratorio. La vecchia ciminiera è utilizzata come campanile.
L’opera di 30 milioni di euro aveva visto una maggioranza risicatissima nel Consiglio presbiterale che la decise nel 2001. Oltre il 50% del costo è coperto da Compagnia di S.Paolo, Fondazione CRT e Regione. Il terreno dedicato al culto e all’educazione cristiana è rilasciato dal Comune a titolo gratuito per 99 anni (rinnovabili), l’area degli uffici diocesani con uno scambio della capacità edificatoria di cui la Curia disponeva in altro terreno di proprietà (vedasi la delibera comunale del 14 aprile 2003).
MEMORIE PERDUTE
Nella ex-Savigliano ci sono attività di “new economy”, loft ed un’ennesima galleria commerciale come quella del Lingotto.
In Spina 3 non è stato previsto alcun nuovo utilizzo sociale significativo degli edifici dismessi delle fabbriche: le strutture citate come testimoni della memoria industriale, o rimangono con funzioni estetiche o erano già in precedenza destinate (la sede dei vigili del fuoco e il dopolavoro della Michelin, quest’ultimo ora in concessione a privati).
Fin dall’inizio è mancato un progetto organico di conservazione in loco della memoria scritta ed orale dei tanti lavoratori, residenti anche in zona, che hanno contribuito alle lotte della Resistenza e alle mobilitazioni sindacali.
